Murray dimostra di essere un campione. Fa tutto bene: più ace, più punti
al servizio, più vincenti, prime più veloci. Ma Federer dimostra un
cuore, uno spirito competitivo raro. Murray vince 64 67 63 67 62. Murray
potrebbe diventare il primo giocatore dell'era Open a vincere il
secondo major nello Slam successivo al primo trionfo.
Il boato che la Rod Laver Arena ha riservato all'ingresso in campo di
Roger Federer era da far accapponare la pelle. A lui si chiedeva di
risollevare il morale di un pubblico un po' avvilito dalla terribile
semifinale di ieri sera, in cui uno straripante Djokovic aveva
annientato il povero Ferrer. Forse anche Murray ha pensato che questa
gente meritasse di vedere un'altra versione del ragazzo di Dunblane. Non
quella indecifrabile dei primi turni, facili ma vinti con
quell'indolenza che tanti guai ha apportato all'appeal dello scozzese;
ma il giocatore fantastico, con il rovescio che forse è il migliore del
mondo, Djokovic permettendo, con un dritto che è diventato solidissimo e
con un servizio spaventoso. E l'inizio folgorante, con un vincente di
dritto violentissimo dello scozzese, serviva a chiarire subito che oggi
le cose sarebbero andate diversamente rispetto agli slam. In tanti
pensavano che la chiave dell'incontro potessero essere la prima di Roger
e il servizio di Murray. Ebbene mentre lo svizzero ha iniziato mettendo
dentro soltanto 8 prime su 19, lo scozzese era inavvicinabile. Già nel
primo game Federer ha dovuto fronteggiare una palla break, annullata con
la seconda. Murray invece, tranne un problemino al terzo game in cui ha
concesso una palla break, situazione risolta con un ace, non ha mai
avuto problemi nel tenere il suo turno di battuta. Nel terzo game alla
quarta palla break del game un meraviglioso dritto incrociato, non sarà
l'ultimo, concede il vantaggio allo scozzese. La partita procede
abbastanza lentamente perché nel game successivo c'è l'accennata
complicazione del game in cui serve Murray; ci vorranno 24 minuti per
fare 4 giochi andatura di crociera poco usuale per una partita di
Federer. E' comunque l'ultimo sussulto del set perché le due palle break
annullate da Federer nel settimo game cambiano poco, e quando al decimo
game Murray serve per aggiudicarsi il primo parziale è impeccabile,
come sempre, al servizio. Ingiocabile sul servizio Murrau, troppo poco
incisivo Federer sulla propria battuta per fare partita pari il match
sembra segnato, Federer va per la prima volta nel torneo sotto di un set
mentre Murray continua a non far neanche avvicinare gli avversari.
Il secondo set è forse il più “pulito” del match. I due giocano con
grande attenzione e nessuno si avvicina alla palla break. Il tiebreak è
inevitabile. Questo giocatore nuovo che è Federer, sul tiebreak è
diventato inscalfibile. Neanche l'errore che lo porta subito 0-1 lo
turba, anzi a Murray volano via due dritti, fuori di qualche metro, che
gli permettono di volare sul 4-1. Sul 4-3 Murray si riprende il
minibreak ma il punto decisivo lo giocano sul 5 pari, quando Federer
riprende uno smash troppo leggero di Murray e con uno splendido rovescio
incrociato chiude il punto. Sul servizio successivo dello svizzero una
gran prima costringe ad un'affannosa difesa Murray che non riesce ad
essere efficace: 1 set pari. Il pubblico adesso è in delirio il “let's
go Roger lets's go” arriva fino a Flinders Street e l'arbitro deve
metterci del suo per riportare tutti alla calma. Murray comincia con un
altro cipiglio il terzo set, si porta subito a palla break ma Federer
stavolta è bravo a buttare fuori dal campo lo scozzese con un dritto
incrociato. Il servizio di Murray rimane inavvicinabile e anzi nel sesto
game lo scozzese va 0-40 grazie ad una risposta folgorante e a due
errori gratuiti di Federer. Lo svizzero non riesce ad uscire fuori dalla
buca e Murray - che continua ad essere implacabile col proprio servizio
- chiude il set con un ace.
A questo punto nessuno allo stadio scommetterebbe più tanto sullo
svizzero. Per quanto abbia provato a variare il gioco Murray era troppo
efficace praticamente in tutti i settori del gioco, dal servizio alla
risposta di dritto, dall'attacco alla risposta di rovescio. Insomma
dovrebbe succedere qualcosa di insolito per riaprire il match. E
inspiegabilmente qualcosa accade. Murray sbaglia tre rovesci di fila e
torna a concedere dopo più di due ore addirittura tre palle break. Lo
scozzese riesce ad annullare le prime due ancora con ace ed una prima
vincente ma a al terzo capitola e dopo una gran difesa di Federer non
riesce a tenere il dritto incrociato in campo. Ma il Murray di stasera
non si scoraggia neanche quando è sotto 41. Tiene il servizio e va sotto
30-15 e poi approfitta del fatto che allo svizzero comincia a mancare
una certa lucidità e un tentativo di contropiede finsice esattamente
dov'è posizionato Andy. Troppo semplice per lui chiudere raccogliendo a
rete l'ennesima disperata difesa di Federer.
Ma le 3 ore di gioco evidentemente si fanno sentire e Murray adesso non
è più così preciso al servizio, e Federer con un passante fortunato e
un dritto sulla riga esterna si porta ancora a palla break. Stavolta lo
svizzero la gioca male e sparacchia un dritto in corridoio. Un
rinfrancato Murray riesce a tenere il servizio in un game tesissimo in
cui ha avuto 3 volte la palla del game. Ormai si gioca punto su punto e
lo spettacolo cresce, soprattutto grazie a Murray che comincia a tirare
pallonetti con la schiena rivolta verso la rete e dritti fantastici, ma
los vizzero non molla, si aggrappa alla sua enorme classe e riesce a
tenere il servizio. Non ci riuscirà la volta successiva quando Murray
brekkerà addirittura a zero Federer. A questo punto sembra davvero
finita, Murray va a servire per il match, si porta prima 15-0 e poi a
due soli punti dal match. Qui porima subisce un grande attacco da
Federer, poi lo svizzero gli gioca un rovescio spaventoso in contropiede
e infine sulla più comoda delle palle in mezzo al campo riesce ad
angolare eccessivamente il dritto. Tiebreak! Davvero incredibile. Ed è
un Murray frastornato che perde i primi due punti del tiebreak, si porta
sul 2 pari e poi finisce in balìa dello svizzero che con 5 punti
consecutivi allung ala partita al quinto. Ma Murray adesso non è più
quel giocatore che si lamentava e abbandonava la partita. Un po' di
lamento gli è rimasto ma con la testa torna immediatamente nel match.
Strappa immediatamente il servizio a Federer, torna a non rischiare più
nulla sul proprio servizio e chiude molto meritatamente allo scoccare
della quarta ora sul servizio di Roger.
La cronaca forse non rende il dovuto onore ai due grandissimi
protagonisti della serata di stasera, di cui uno, 25 anni, era
visibilmente più forte dell'altro, 31 anni. La sottolineatura dell'età è
per ricordare che il tempo non passa invano e se ha dato a Roger un
acume tattico sconosciuto, grazie forse anche a Paul Annacone, e un
rovescio probabilmente migliore di quello dei tempi belli, gli ha
inesorabilmente tolto due armi che un tempo erano devastanti: il
servizio, col quale arrivano troppo pochi punti gratuiti, ma soprattutto
il dritto, che mille e mille volte gli ha tolto le castagne dal fuoco.
Senza quel dritto Roger è dove è giusto che sia, al terzo posto della
classifica del ranking. Questo non toglie nulla ad un meraviglioso
fuoriclasse che nel momento in cui si è reso conto di dover provare
qualcosa di diverso con umiltà si è messo a lavorare sempre di più,
diventando persino tignoso da regale che era. Dobbiamo essergli grati e
ci mancherà terribilmente quando non lo vedremo più nei campi da tennis.
Gli altri due, che giocheranno la finale dopodomani sono più forti, non
c'è molto da dire. Per fortuna di tutti noi sono due grandi giocatori,
Djokovic ha mostrato, al di là magari di atteggiamenti che possono
sembrare discutibili, di non essere un semplice bruto picchiatore e
Murray, beh Murray se continuerà ad essere come quello di oggi ci
regalerà molte altre partite indimenticabili. A cominciare da domenica.
"Sono sempre stato sotto nel punteggio" ha detto Federer in conferenza
stampa, "è stato più un inseguimento. Un paio di volte sono riuscito a
raggiungerlo. E' stata una partita dura, penso di aver avuto qualche
chance, ma è inevitabile uscire da un match in cinque set con qualche
rimpianto. Ma Andy ha giocato meglio di me oggi. All'inizio ho faticato a
trovare le misure, ho dovuto adattare un po' il mio tennis al suo modo
di giocare. Speravo di fare un po' meglio ma sono soddisfatto del mio
torneo, anche se non è mai troppo facile accettare di perdere al
quinto".
Federer minimizza quanto accaduto sul 6-5 nel quarto set, quando c'è
stata un'occhiataccia con Murray e con ogni probabilità ha gridato verso
lo scozzese qualche parola non troppo amichevole. "Niente di che, ci
siamo guardati, ma in tre ore e mezza di partita ci può stare. Per me
non è niente, spero valga anche per lui".
Anche Murray si sforza di ridurre l'importanza dell'episidio: "Cose
come questa capitano tutti i giorni sul campo da tennis. E sono comunque
niente rispetto a quello che puoi sentire nelle partite di basket o di
calcio. A volte hai bisogno di trasferire le emozioni in campo, lui ha
alzato il suo livello di gioco, ha tirato due colpi sulla riga, è stato
più aggressivo dopo quel momento". Non è rilevante quello che ha detto,
prosegue Murray, "non conta niente: capita, soprattutto negli sport
individuali. Federer sono certo non ne parlerà e io non ho interesse a
discuterne. Volete farne una grande questione ma non è affatto così".
Ai confini dell'occidente
venerdì 26 settembre 2014
Federer, 10... senza lode
Decima semifinale consecutiva agli Australian Open per Roger Federer.
Match con alti e bassi per lo svizzero. Merito anche a Tsonga, che ha
dato tutto nel terzo e quarto set. Federer vince 76 46 76 36 63. Ora
Murray: sarà la semifinale numero 33 in uno Slam.
Woody Allen confessò un giorno che ormai non vedeva quasi più la televisione. Quel “quasi” indicava un'eccezione. E l'eccezione, manco a dirlo, riguardava Roger Federer: “Guardo la tv solo per vedere se Federer ce l'ha fatta un'altra volta.” E quel demonio di uno svizzero ce l'ha fatta una volta di più. E lo ha fatto soffrendo, rischiando decisamente di perdere, giocando forse la sua peggiore partita del torneo, ad un certo punto teso come se si trattasse di una prima volta, lui che ha raggiunto per la decima volta consecutiva la semifinale in questo torneo. Il suo avversario di oggi è stato bravissimo ma forse la sconfitta di oggi mette una pietra tombale sulle sue speranze di poter diventare un vincitore di Slam, anche se il buon Jo Wilfred Tsonga se lo meriterebbe davvero, e non solo per la simpatia, ma per la potenza, a volte bruta ma a volte delicata, che riesce a spendere nei campi da tennis. Ma purtroppo per lui stasera, come l'altro ieri, come domenica scorsa, come raramente non è successo da dieci anni a questa parte, non c'è stato nulla da fare, il re ha imposto la sua spietatissima legge arrivando a chiudere il quinto set disinnescando del tutto la potenza delle prime palle del francese. Adesso lo aspetta Murray, per la semifinale nobile di questi Australian open Per Jo era forse troppo chiedere di rivincere al quinto con uno che ha sì battuto una volta nel sacro tempio di Wimbledon ma di cui subisce forse il fascino e che ammira troppo, al punto di copiare il buon Roddick e provare a tirargli la racchetta dopo una palla corta di poetica bellezza.
Federer inizia fortissimo, e arriva immediatamente a due palle break e, sorpresa, per una volta non ne servono altre alla seconda occasione arriva il break. Jo deve aspettare il terzo game per rompere il ghiaccio. Ma già nel quarto fa capire che non sarà una serata facile per Roger e arriva ad ottenere due palle break entrambe annullate dallo svizzero. Ma al successivo game di battuta lo svizzero crolla sotto i colpi del francese e per la prima volta nel torneo è costretto a cedere il servizio. La partita si ricompone, segue fedelmente la regola dei servizi fino all'inevitabile tiebreak con un unico sussulto sul 4 pari quando Federer andava a palla break con un marchio di casa: il controsmash sullo smash dell'avversario! Colpo di livello di difficoltà 1 miliardo e di alto tasso di spettacolarità
Naturalmente una sola palla break era troppo poco e Federer la sprecava tirando un dritto in mezzo alla rete.
Il tiebreak iniziava con Tsonga che sbagliava un rovescio dopo essere stato costretto dal falco a giocare la seconda. Federer gioca i successivi punti sul suo servizio con attenzione e gira sul 4 a 2. Sul settimo punto tocca allo svizzero affidarsi al falco e lui è più fortunato. Tiebreak deciso insomma dal falco, che nel primo punto manda fuori un servizio di Tsonga e sul settimo giudica dentro quello di Roger.
Il secondo set si apre con Federer che tiene a zero la battuta e con i due che giocano perfettamente i loro turni di battuta fino al 3 pari. Al fatidico settimo game, un Federer poco fortunato con i nastri è costretto a giocare una palla break. Scambio di grande intensità che Roger chiude con un dritto in corridoio, break per Tsonga che si trova poi a servire sul 4-5. Il fantasma di Almagro non abita da queste parti e il francese nonostante metta due sole prime chiude a 15 senza problemi.
Nel terzo set il rendimento al servizio di Tsonga cala e la partita diventa più appassionante perché Federer continua ad avere non pochi problemi per tenere la sua battuta. Dopo un primo game a zero allo svizzero riesce il break (clamorosamente alla prima opportunità...) e va 30-0. Qui si impalla concede 4 punti di fila e cede per la prima volta un punto quando lo scambio supera i 10 tiri. Nel game successivo lo svizzero ha ancora l'occasione di portarsi avanti ma dopo un game lunghissimo è il francese che lo raggiunge sul 2 pari. Dopo i fuochi d'artificio dei primi 4 games la partita si rasserena e i due tornano a tenere il proprio servizio senza troppe difficoltà fino al 6 pari per il secondo tiebreak della serata. Ma se quello del primo set si era deciso su un misero minibreak quello del terzo è un festival di occasioni mancate con Federer sempre avanti e con Tsonga che disperatamente porva a stargli dietro. Già al terzo punto Federer fa il minibreak grazie ad un errore di Tsonga su un robusto passante dello svizzero. Il minibreak è recueprato grazie ad un vero e proprio obbrobrio dello svizzero che a due passi dalla rete su una risposta qualsiasi di Tsonga riesce nella difficilissima impresa di sotterrare la palla: 2-2 e tutto da rifare. Sul 3-3 a Roger riesce una magia: gran botta di servizio del francese, risposta di pura opposizione e sull'attacco di Tsonga splendido passante di dritto. Roger si porta sul 5-3 ma è costretto ancora a cedere il minibreak grazie ad un attacco direttamente dalla risposta, di Tsonga. Ancora il falco salva Roger sul 5-4 : la palla di Tsonga viene chiamata lunga e il francese deve ripetere il servizio. Sulla seconda lo svizzero infila uno splendido rovescio lungolinea che lo porta a due set point. Basta il primo perché Roger è ancora fortunato su un attacco violento di Tsonga smorzato dal nastro: la divin manina dello svizzero fa il resto, passantino molle sul quale Tsonga non può fare molto di più che mettere nel corridoio: 2-1 Federer, festeggiato da un urlaccio liberatorio rivolto verso il proprio angolo.
La Rod Laver Arena si infiamma, vuole chiaramente vedere il quinto set e adesso comincia a sostenere un infuriato Tsonga con una certa convinzione. Il francese decide che è finito il tempo di tergiversare e si getta all'arma bianca: conquista a zero il primo game del quarto set e sparacchia 4 dritti sul servizio di Federer. Quando sembra che la tattica sia davvero suicida, cioè sullo 0-40 del quarto game al francese comincia ad entrare di tutto ed è bravissimo a salvare prima le tre palle break consecutive grazie anche a due servizi vincenti e poi una quarta con un dritto violentissimo che rischia di spezzare il polso dello svizzero. Quando il francese con un ace tiene il servizio lo stadio esplode. Il francese ormai tira su ogni palla, Federer prova ad arginarlo come può ma perde anceh la prima di servizio e si ritrova sul 15-40. Ma anche Federer si salva, prima con un gran dritto su cui il francese non arriva e poi con tre prime. Ma adesso è battaglia su ogni punto, Tsonga lascia andare il braccio e ogni scambio è di una violenza inaudita. Allo svizzero non rimane che continuare a giocare di pura opposizione ma al sesto game a Tsonga riesce il break. Federer va facilmente 40-15 si addormenta e Tsonga alla prima occasione su un dritto lungo dello svizzero si porta sul 4-2. Ma nel gioco successivo il francese sbaglia scriteritamente due dritti non complicatissimi e si trova dover fronteggiare altre due palle break. La prima naturalmente l'annulla con un servizio che strappa la racchetta dalle mani di Roger ma nella seconda non riesce a mettere la prima, Roger riesce ad entrare bene nello scambio sulla seconda, gioca con molta diligenza e provoca l'errore di Tsonga con un rovescio tagliato che il francese non riesce a gestire.
Ma adesso il servizio non funziona più neanche a Federer e nel gioco successivo sembra diventato un optional, con uno splendido passante di dritto Tsonga si procura un'altra palla break. Se il francese è superiore a Federer in un aspetto del gioco è quello delle percentuali di trasformazione delle palle break: gran risposta sulla linea e attacco perfetto concluso con una volée di rovescio. Le emozioni del quarto non finiscono qui, quando Tsonga va a servire per portare il match al quinto il francese va sotto 15-30 ma poi Federer viene passato da un rovescio un po' trovato e lui di suo ci mette un rovescio in corridoio. Al primo set point Tsonga piazza l'ace e adesso la Rod Laver è una vera e propria bolgia.
Ma non si è Federer per caso. Primo game tenuto a zero e game di risposta che serve per far capire al francese che aria tira. Roger si porta sul 40 pari ma i due soliti ace del francese (tre nel game) mettono le cose a posto. Ma adesso sulla battuta di Federer si gioca poco, nonostante una percentuale che si mantiene sotto il 65% di prime e lo svizzero concede il bis del primo game. Al quarto game la svolta. Tsonga va sotto 15-40 e e stavolta basta: violentissimo servizio del francese ma Roger risponde e sullo scambio Tsonga mette il rovescio in rete:break, sarà quellod ecisivo. Tsonga adesso sembra un po' sulle ginocchia, non riesce più a rispondere al servizio dello svizzero e sul suo va sempre in difficoltà. Federer si procura ancora due palle break grazie ad un meraviglioso drop shot, Tsonga sullo slancio finisce nella metà campo di Federe e, scherzando?, lo manda a quel paese mimando il gesto di tirargli la racchetta. Sulla prima naturalmente lo svizzero combina un vero e proprio disastro buttando in corridoio il più semplice degli schiaffi al volo e sulla seconda la solita botta di servizio seguita da quella di dritto porta il francese in parità. Uno splendido lungolinea di dritto e un errore, sempre di dritto, di Federer consentono a Tsonga di accorciare le distanze. Ma sul servizio di Roger continua a non giocarsi e con una gran gran volée di dritto e si assicura la possibilità di servire per il match. Tsonga sembra già fuori dal match e lo svizzero si trovava quasi senza accorgersene a due match point. Sulla prima la solita botta di servizio del francese e sulla seconda Tsonga rischia una palla profondssima che Roger non riesce a mandare di là. Il colpo successivo fa praticamente crollare lo stadio. Gran prima a 208 di Tsonga, Roger fa finta di niente e risponde profondo, il francese viene a rete e Federere prova a scavalcarlo con un pallonetto che riesce in qualche modo ad addomesticare con una “veronica” che finisce sul rovescio di Federer che a campo aperto si procura la terza palla per chiudere la partita. Adesso è spettacolo vero, perché Tsonga in tuffo annulla anche questa opportunità allo svizzero e si procura per due volte la possibilità di chiudere il game. Ma Federer non molla, vuole forse evitare le insidie di un nuovo turno di battuta e riesce ad andare per la quarta volta a match point. Ma non sarebbe Federer se non sbagliasse nettamente un rovescio spedendolo nel mezzo della rete.
Alla terza opportunità finalmente Tsonga tiene il servizio e costringe Federer ad andare a servire per il match. Lo svizzero arriva a 30 pari con qualche tremore ma si procura il quinto match point grazie ad uno splendido rovescio lungo linea. Stavolta il dritto dello svizzero chiude la partita.
Finisce così una partita non bellissima tecnicamente - anche se ha riservato naturalmente dei colpi di alta scuola da parte di entrambi – ma molto appassionante. Tsonga alla fine non mostrerà di essere troppo deluso, dicendo di aver giocato meglio stasera che nella famosa partita di Wimbledon. Chissà se domani penserà la stessa cosa.
"Sto bene, ho già fatto un massaggio" ha spiegato Federer in conferenza stampa. "Anche se ho dovuto difendere molto e mi sono mosso di più oggi mi sento bene. E' importante saper difendere, specie su campi lenti. Non ho lavorato su quest'aspetto nello specifico ma è importante ed il lavoro nell'off season chiaramente paga"
"Il torneo era delicato perchè non avendo giocato nelle settimane scorse non sapevo come sarebbe stata" ha aggiunto. "Sono ad un punto in cui non importa più tanto quanti eventi gioco. Se gioco bene qui mi da fiducia per i prossimi tornei ovviamente ma non ho bisogno di giocare tanto per trovare la forma come quando ero più giovane".
Ha parlato poi della prossima semifinale con Andy Murray: "Guardo solo le ultime volte che ci siamo incotnrati. Credo che negli ultimi incontri che abbiamo giocato ci siano delle differenze, soprattutto rispetto alla finale di Wimbledon, che è molto diversa anche per il tipo di superficie. Lui ha un po' cambiato modo di giocare, sono contento che abbia vinto uno Slam. Mi è sempre piaciuto giocare con lui perchè è molto tattico, ti pone delle domande e ti fa dubitare ed è una sfida che mi piace. Abbiamo giocato spesso contro, è una rivalità che mi stimola". Gli dicono che non ha mai perso da Murray negli Slam: "Non lo sapevo, non è il tipo di dati che guardo. sapevo che mi ha battuto più volte di quante io abbia sconfitto lui ma ora che mi dici questa statistica mi fa piacere, sento buone vibrazioni per quando torno in albergo (ride)".
"Cosa farò per recuperare? Sto andando a dormire alle 3 tutte le sere e mi alzo a mezzogiorno. Non faccio colazione da due settimane. Va bene così ma non è una vita normale, saro contento dopo il torneo di tornare ad orari normali. Ma per questa settimana va bene anche se vado a dormire più tardi. Magari oggi vado alle 3.44 e domani dormo fino all'una (ride)".
"Ho giocato troppi slam per ricordarmi tuti i match" prosegue. "Mi ricordo che ho affrontato tre giocatori da erba a Wimbledon ma non ricordo se ho avuto un tabellone più difficile di questo. Son contento di essere in semifinale indipendentemente da chi incontro. Non credo che aver giocato un match difficile sia un vantaggio. Ovviamente ci sono lati positivi, uscire da una situazione difficile ed essere messo alla prova, ma non so onestamente non ho idea di come sarà in semi. Anzi, vorrei essere nei panni di Andy, arrivato in semifinale senza perdere un set".
"E' bello vedere che ci sono ragazzi che ci credono che possono battere i primi" aggiunge, in riferimento ad Almagro e all'amico Wawrinka. "Spero che ci siano più giocatori che credono fino in fondo che possono battere i top players".
In conclusione, una risposta su Nadal: "Non ho pensato a Rafa. Ora ricordo la semi dell'anno scorso ed è un peccato che non ci sia ma noi andiamo avanti, lo sport va avanti ma il mio istinto mi dice che quando tornerà sarà dura batterlo e sarà a un bene per il Tour".
(23/01/2013)
Woody Allen confessò un giorno che ormai non vedeva quasi più la televisione. Quel “quasi” indicava un'eccezione. E l'eccezione, manco a dirlo, riguardava Roger Federer: “Guardo la tv solo per vedere se Federer ce l'ha fatta un'altra volta.” E quel demonio di uno svizzero ce l'ha fatta una volta di più. E lo ha fatto soffrendo, rischiando decisamente di perdere, giocando forse la sua peggiore partita del torneo, ad un certo punto teso come se si trattasse di una prima volta, lui che ha raggiunto per la decima volta consecutiva la semifinale in questo torneo. Il suo avversario di oggi è stato bravissimo ma forse la sconfitta di oggi mette una pietra tombale sulle sue speranze di poter diventare un vincitore di Slam, anche se il buon Jo Wilfred Tsonga se lo meriterebbe davvero, e non solo per la simpatia, ma per la potenza, a volte bruta ma a volte delicata, che riesce a spendere nei campi da tennis. Ma purtroppo per lui stasera, come l'altro ieri, come domenica scorsa, come raramente non è successo da dieci anni a questa parte, non c'è stato nulla da fare, il re ha imposto la sua spietatissima legge arrivando a chiudere il quinto set disinnescando del tutto la potenza delle prime palle del francese. Adesso lo aspetta Murray, per la semifinale nobile di questi Australian open Per Jo era forse troppo chiedere di rivincere al quinto con uno che ha sì battuto una volta nel sacro tempio di Wimbledon ma di cui subisce forse il fascino e che ammira troppo, al punto di copiare il buon Roddick e provare a tirargli la racchetta dopo una palla corta di poetica bellezza.
Federer inizia fortissimo, e arriva immediatamente a due palle break e, sorpresa, per una volta non ne servono altre alla seconda occasione arriva il break. Jo deve aspettare il terzo game per rompere il ghiaccio. Ma già nel quarto fa capire che non sarà una serata facile per Roger e arriva ad ottenere due palle break entrambe annullate dallo svizzero. Ma al successivo game di battuta lo svizzero crolla sotto i colpi del francese e per la prima volta nel torneo è costretto a cedere il servizio. La partita si ricompone, segue fedelmente la regola dei servizi fino all'inevitabile tiebreak con un unico sussulto sul 4 pari quando Federer andava a palla break con un marchio di casa: il controsmash sullo smash dell'avversario! Colpo di livello di difficoltà 1 miliardo e di alto tasso di spettacolarità
Naturalmente una sola palla break era troppo poco e Federer la sprecava tirando un dritto in mezzo alla rete.
Il tiebreak iniziava con Tsonga che sbagliava un rovescio dopo essere stato costretto dal falco a giocare la seconda. Federer gioca i successivi punti sul suo servizio con attenzione e gira sul 4 a 2. Sul settimo punto tocca allo svizzero affidarsi al falco e lui è più fortunato. Tiebreak deciso insomma dal falco, che nel primo punto manda fuori un servizio di Tsonga e sul settimo giudica dentro quello di Roger.
Il secondo set si apre con Federer che tiene a zero la battuta e con i due che giocano perfettamente i loro turni di battuta fino al 3 pari. Al fatidico settimo game, un Federer poco fortunato con i nastri è costretto a giocare una palla break. Scambio di grande intensità che Roger chiude con un dritto in corridoio, break per Tsonga che si trova poi a servire sul 4-5. Il fantasma di Almagro non abita da queste parti e il francese nonostante metta due sole prime chiude a 15 senza problemi.
Nel terzo set il rendimento al servizio di Tsonga cala e la partita diventa più appassionante perché Federer continua ad avere non pochi problemi per tenere la sua battuta. Dopo un primo game a zero allo svizzero riesce il break (clamorosamente alla prima opportunità...) e va 30-0. Qui si impalla concede 4 punti di fila e cede per la prima volta un punto quando lo scambio supera i 10 tiri. Nel game successivo lo svizzero ha ancora l'occasione di portarsi avanti ma dopo un game lunghissimo è il francese che lo raggiunge sul 2 pari. Dopo i fuochi d'artificio dei primi 4 games la partita si rasserena e i due tornano a tenere il proprio servizio senza troppe difficoltà fino al 6 pari per il secondo tiebreak della serata. Ma se quello del primo set si era deciso su un misero minibreak quello del terzo è un festival di occasioni mancate con Federer sempre avanti e con Tsonga che disperatamente porva a stargli dietro. Già al terzo punto Federer fa il minibreak grazie ad un errore di Tsonga su un robusto passante dello svizzero. Il minibreak è recueprato grazie ad un vero e proprio obbrobrio dello svizzero che a due passi dalla rete su una risposta qualsiasi di Tsonga riesce nella difficilissima impresa di sotterrare la palla: 2-2 e tutto da rifare. Sul 3-3 a Roger riesce una magia: gran botta di servizio del francese, risposta di pura opposizione e sull'attacco di Tsonga splendido passante di dritto. Roger si porta sul 5-3 ma è costretto ancora a cedere il minibreak grazie ad un attacco direttamente dalla risposta, di Tsonga. Ancora il falco salva Roger sul 5-4 : la palla di Tsonga viene chiamata lunga e il francese deve ripetere il servizio. Sulla seconda lo svizzero infila uno splendido rovescio lungolinea che lo porta a due set point. Basta il primo perché Roger è ancora fortunato su un attacco violento di Tsonga smorzato dal nastro: la divin manina dello svizzero fa il resto, passantino molle sul quale Tsonga non può fare molto di più che mettere nel corridoio: 2-1 Federer, festeggiato da un urlaccio liberatorio rivolto verso il proprio angolo.
La Rod Laver Arena si infiamma, vuole chiaramente vedere il quinto set e adesso comincia a sostenere un infuriato Tsonga con una certa convinzione. Il francese decide che è finito il tempo di tergiversare e si getta all'arma bianca: conquista a zero il primo game del quarto set e sparacchia 4 dritti sul servizio di Federer. Quando sembra che la tattica sia davvero suicida, cioè sullo 0-40 del quarto game al francese comincia ad entrare di tutto ed è bravissimo a salvare prima le tre palle break consecutive grazie anche a due servizi vincenti e poi una quarta con un dritto violentissimo che rischia di spezzare il polso dello svizzero. Quando il francese con un ace tiene il servizio lo stadio esplode. Il francese ormai tira su ogni palla, Federer prova ad arginarlo come può ma perde anceh la prima di servizio e si ritrova sul 15-40. Ma anche Federer si salva, prima con un gran dritto su cui il francese non arriva e poi con tre prime. Ma adesso è battaglia su ogni punto, Tsonga lascia andare il braccio e ogni scambio è di una violenza inaudita. Allo svizzero non rimane che continuare a giocare di pura opposizione ma al sesto game a Tsonga riesce il break. Federer va facilmente 40-15 si addormenta e Tsonga alla prima occasione su un dritto lungo dello svizzero si porta sul 4-2. Ma nel gioco successivo il francese sbaglia scriteritamente due dritti non complicatissimi e si trova dover fronteggiare altre due palle break. La prima naturalmente l'annulla con un servizio che strappa la racchetta dalle mani di Roger ma nella seconda non riesce a mettere la prima, Roger riesce ad entrare bene nello scambio sulla seconda, gioca con molta diligenza e provoca l'errore di Tsonga con un rovescio tagliato che il francese non riesce a gestire.
Ma adesso il servizio non funziona più neanche a Federer e nel gioco successivo sembra diventato un optional, con uno splendido passante di dritto Tsonga si procura un'altra palla break. Se il francese è superiore a Federer in un aspetto del gioco è quello delle percentuali di trasformazione delle palle break: gran risposta sulla linea e attacco perfetto concluso con una volée di rovescio. Le emozioni del quarto non finiscono qui, quando Tsonga va a servire per portare il match al quinto il francese va sotto 15-30 ma poi Federer viene passato da un rovescio un po' trovato e lui di suo ci mette un rovescio in corridoio. Al primo set point Tsonga piazza l'ace e adesso la Rod Laver è una vera e propria bolgia.
Ma non si è Federer per caso. Primo game tenuto a zero e game di risposta che serve per far capire al francese che aria tira. Roger si porta sul 40 pari ma i due soliti ace del francese (tre nel game) mettono le cose a posto. Ma adesso sulla battuta di Federer si gioca poco, nonostante una percentuale che si mantiene sotto il 65% di prime e lo svizzero concede il bis del primo game. Al quarto game la svolta. Tsonga va sotto 15-40 e e stavolta basta: violentissimo servizio del francese ma Roger risponde e sullo scambio Tsonga mette il rovescio in rete:break, sarà quellod ecisivo. Tsonga adesso sembra un po' sulle ginocchia, non riesce più a rispondere al servizio dello svizzero e sul suo va sempre in difficoltà. Federer si procura ancora due palle break grazie ad un meraviglioso drop shot, Tsonga sullo slancio finisce nella metà campo di Federe e, scherzando?, lo manda a quel paese mimando il gesto di tirargli la racchetta. Sulla prima naturalmente lo svizzero combina un vero e proprio disastro buttando in corridoio il più semplice degli schiaffi al volo e sulla seconda la solita botta di servizio seguita da quella di dritto porta il francese in parità. Uno splendido lungolinea di dritto e un errore, sempre di dritto, di Federer consentono a Tsonga di accorciare le distanze. Ma sul servizio di Roger continua a non giocarsi e con una gran gran volée di dritto e si assicura la possibilità di servire per il match. Tsonga sembra già fuori dal match e lo svizzero si trovava quasi senza accorgersene a due match point. Sulla prima la solita botta di servizio del francese e sulla seconda Tsonga rischia una palla profondssima che Roger non riesce a mandare di là. Il colpo successivo fa praticamente crollare lo stadio. Gran prima a 208 di Tsonga, Roger fa finta di niente e risponde profondo, il francese viene a rete e Federere prova a scavalcarlo con un pallonetto che riesce in qualche modo ad addomesticare con una “veronica” che finisce sul rovescio di Federer che a campo aperto si procura la terza palla per chiudere la partita. Adesso è spettacolo vero, perché Tsonga in tuffo annulla anche questa opportunità allo svizzero e si procura per due volte la possibilità di chiudere il game. Ma Federer non molla, vuole forse evitare le insidie di un nuovo turno di battuta e riesce ad andare per la quarta volta a match point. Ma non sarebbe Federer se non sbagliasse nettamente un rovescio spedendolo nel mezzo della rete.
Alla terza opportunità finalmente Tsonga tiene il servizio e costringe Federer ad andare a servire per il match. Lo svizzero arriva a 30 pari con qualche tremore ma si procura il quinto match point grazie ad uno splendido rovescio lungo linea. Stavolta il dritto dello svizzero chiude la partita.
Finisce così una partita non bellissima tecnicamente - anche se ha riservato naturalmente dei colpi di alta scuola da parte di entrambi – ma molto appassionante. Tsonga alla fine non mostrerà di essere troppo deluso, dicendo di aver giocato meglio stasera che nella famosa partita di Wimbledon. Chissà se domani penserà la stessa cosa.
"Sto bene, ho già fatto un massaggio" ha spiegato Federer in conferenza stampa. "Anche se ho dovuto difendere molto e mi sono mosso di più oggi mi sento bene. E' importante saper difendere, specie su campi lenti. Non ho lavorato su quest'aspetto nello specifico ma è importante ed il lavoro nell'off season chiaramente paga"
"Il torneo era delicato perchè non avendo giocato nelle settimane scorse non sapevo come sarebbe stata" ha aggiunto. "Sono ad un punto in cui non importa più tanto quanti eventi gioco. Se gioco bene qui mi da fiducia per i prossimi tornei ovviamente ma non ho bisogno di giocare tanto per trovare la forma come quando ero più giovane".
Ha parlato poi della prossima semifinale con Andy Murray: "Guardo solo le ultime volte che ci siamo incotnrati. Credo che negli ultimi incontri che abbiamo giocato ci siano delle differenze, soprattutto rispetto alla finale di Wimbledon, che è molto diversa anche per il tipo di superficie. Lui ha un po' cambiato modo di giocare, sono contento che abbia vinto uno Slam. Mi è sempre piaciuto giocare con lui perchè è molto tattico, ti pone delle domande e ti fa dubitare ed è una sfida che mi piace. Abbiamo giocato spesso contro, è una rivalità che mi stimola". Gli dicono che non ha mai perso da Murray negli Slam: "Non lo sapevo, non è il tipo di dati che guardo. sapevo che mi ha battuto più volte di quante io abbia sconfitto lui ma ora che mi dici questa statistica mi fa piacere, sento buone vibrazioni per quando torno in albergo (ride)".
"Cosa farò per recuperare? Sto andando a dormire alle 3 tutte le sere e mi alzo a mezzogiorno. Non faccio colazione da due settimane. Va bene così ma non è una vita normale, saro contento dopo il torneo di tornare ad orari normali. Ma per questa settimana va bene anche se vado a dormire più tardi. Magari oggi vado alle 3.44 e domani dormo fino all'una (ride)".
"Ho giocato troppi slam per ricordarmi tuti i match" prosegue. "Mi ricordo che ho affrontato tre giocatori da erba a Wimbledon ma non ricordo se ho avuto un tabellone più difficile di questo. Son contento di essere in semifinale indipendentemente da chi incontro. Non credo che aver giocato un match difficile sia un vantaggio. Ovviamente ci sono lati positivi, uscire da una situazione difficile ed essere messo alla prova, ma non so onestamente non ho idea di come sarà in semi. Anzi, vorrei essere nei panni di Andy, arrivato in semifinale senza perdere un set".
"E' bello vedere che ci sono ragazzi che ci credono che possono battere i primi" aggiunge, in riferimento ad Almagro e all'amico Wawrinka. "Spero che ci siano più giocatori che credono fino in fondo che possono battere i top players".
In conclusione, una risposta su Nadal: "Non ho pensato a Rafa. Ora ricordo la semi dell'anno scorso ed è un peccato che non ci sia ma noi andiamo avanti, lo sport va avanti ma il mio istinto mi dice che quando tornerà sarà dura batterlo e sarà a un bene per il Tour".
(23/01/2013)
mercoledì 24 settembre 2014
Tra i viali di Melbourne Park
Una mattinata tra improbabili delizie gastronomiche e misteriose apparizioni di trofei.
Essere a Melbourne il giorno che è stato definito tra i meno interessanti della storia dei tornei dello slam, può essere un occasione per aggirarsi tra i viali di Melbourne Park senza l'assillo della cronaca degli incontri, tutti troppo scontati per interessare veramente gli appassionati. Così, se si passa intorno alle 9 del mattino dalla Rod Laver Arena può capitarvi di vedere una scena singolare. Nello stadio completamente vuoto, in mezzo al campo si aggirano alcuni inservienti. Uno di loro sta fotografando l'altro, per quella che è chiaramente una delle tante foto ricordo da conservare negli album - anzi nelle pendrive, siamo tutti moderni ormai - da far vedere agli amici. Ma guardando meglio ci si può accorgere che il soggetto della foto ha davanti a se due coppe. Sono quelle che sabato e domenica prossima verranno alzate dai vincitori. Come mai sono lì quelle coppe? I due inservienti sorridono, prendono le coppe e le portano proprio sopra la grande scritta bianca che spicca sul campo blu “MELBOURNE” Ricominciano le foto, poi si allontanano e scompaiono dietro una delle porte misteriose a cui neanche la stampa ha accesso. Ricompariranno tra dieci giorni?
Il giro per i viali può proseguire lentamente. A poco a poco aprono le varie bancarelle che promettono pizza siciliana e waffel fiamminghi, originali di Bruxelles. A Melbourne. Nel percorso verso la sala stampa si passa dalla palestra a disposizione dei giocatori, ne escono prima la Jankovic con gli occhi sempre più a mandorla e poi la Azarenka. Vanno a scambiare due colpi con i loro allenatori, forse vale la pena di dare un'occhiata. No, vedere il rovescio a due mani di Victoria una, due, 20 volte è esperienza che si può tralasciare. Piuttosto meglio andare a vedere come se la cavano Fognini e Bolelli dopo la brutta giornata di lunedì. Non hanno l'aria felicissima, i loro avversari vengono dalla scandinavia e chissà come devono sentirsi al sole australiano. Uno è danese e l'altro svedese e così i tifosi che svernano qui sin dai tempi di Edberg e Wilander possono far finta di tifare qualcuno. E se già questo vi sembra mesto pensate che si intravede anche una tifosa austriaca con vezzosissimo cappellino e lunghi boccoli biondi. Quando per la terza volta i ragazzoni scandinavi litigano con la rete (troppo alta? troppo bassa?) provocando lo sconcerto di uno che continua a ripetere “forza ragazzi!” la tifosa austriaca pensa di averne abbastanza e si allontana. Peggio per lei, si perde una capriola degna di nota di una povera giudice di linea, forse un po' sovrappeso ma non per questo vittima di una troppo facile ironia. Le risate che la accompagnano mentre si rialza sono affettuose ma lei non mostra riconoscenza e chiama un fallo di piede a Fognini. Che le lancia uno sguardo che non riesce a trasformarsi in occhiataccia. Lasciati i due connazionali a vincere agevolmente si può provare a seguire i propri passi verso il campo 13 dove si aggirano Maria Kirilenko, sempre elegantissima nel suo vestitino giallo, e Lisa Raymond che venne qui per la prima volta nel lontano '94 e che quest'anno farà 40 anni. Ma il record della Date non è in pericolo, l'americana che fu numero 17 non gioca più il singolare.
A questo punto è il momento di dare un'occhiata a Janowicz. Ma è mezzogiorno inoltrato, il caldo picchia forte e persino il polacco porta un paio di occhialoni neri per vedere meglio la palla. Il campo numero 8 è sorprendentemente affollato, ma neanche il tempo di pensare che in fondo la Polonia è uno dei pochi stati europei con il PIL in crescita e ci si ricorda che questo è lo slam dell'Asia e quindi sono indiani tifosi di Devvarman. Però sono i polacchi a fare confusione, e il grido “Polska Polska” non si affievolisce neanche quando l'indiano va sopra 2 set a zero.
Alla fine anche le giornate irrilevanti non sono poi così malaccio.
Essere a Melbourne il giorno che è stato definito tra i meno interessanti della storia dei tornei dello slam, può essere un occasione per aggirarsi tra i viali di Melbourne Park senza l'assillo della cronaca degli incontri, tutti troppo scontati per interessare veramente gli appassionati. Così, se si passa intorno alle 9 del mattino dalla Rod Laver Arena può capitarvi di vedere una scena singolare. Nello stadio completamente vuoto, in mezzo al campo si aggirano alcuni inservienti. Uno di loro sta fotografando l'altro, per quella che è chiaramente una delle tante foto ricordo da conservare negli album - anzi nelle pendrive, siamo tutti moderni ormai - da far vedere agli amici. Ma guardando meglio ci si può accorgere che il soggetto della foto ha davanti a se due coppe. Sono quelle che sabato e domenica prossima verranno alzate dai vincitori. Come mai sono lì quelle coppe? I due inservienti sorridono, prendono le coppe e le portano proprio sopra la grande scritta bianca che spicca sul campo blu “MELBOURNE” Ricominciano le foto, poi si allontanano e scompaiono dietro una delle porte misteriose a cui neanche la stampa ha accesso. Ricompariranno tra dieci giorni?
Il giro per i viali può proseguire lentamente. A poco a poco aprono le varie bancarelle che promettono pizza siciliana e waffel fiamminghi, originali di Bruxelles. A Melbourne. Nel percorso verso la sala stampa si passa dalla palestra a disposizione dei giocatori, ne escono prima la Jankovic con gli occhi sempre più a mandorla e poi la Azarenka. Vanno a scambiare due colpi con i loro allenatori, forse vale la pena di dare un'occhiata. No, vedere il rovescio a due mani di Victoria una, due, 20 volte è esperienza che si può tralasciare. Piuttosto meglio andare a vedere come se la cavano Fognini e Bolelli dopo la brutta giornata di lunedì. Non hanno l'aria felicissima, i loro avversari vengono dalla scandinavia e chissà come devono sentirsi al sole australiano. Uno è danese e l'altro svedese e così i tifosi che svernano qui sin dai tempi di Edberg e Wilander possono far finta di tifare qualcuno. E se già questo vi sembra mesto pensate che si intravede anche una tifosa austriaca con vezzosissimo cappellino e lunghi boccoli biondi. Quando per la terza volta i ragazzoni scandinavi litigano con la rete (troppo alta? troppo bassa?) provocando lo sconcerto di uno che continua a ripetere “forza ragazzi!” la tifosa austriaca pensa di averne abbastanza e si allontana. Peggio per lei, si perde una capriola degna di nota di una povera giudice di linea, forse un po' sovrappeso ma non per questo vittima di una troppo facile ironia. Le risate che la accompagnano mentre si rialza sono affettuose ma lei non mostra riconoscenza e chiama un fallo di piede a Fognini. Che le lancia uno sguardo che non riesce a trasformarsi in occhiataccia. Lasciati i due connazionali a vincere agevolmente si può provare a seguire i propri passi verso il campo 13 dove si aggirano Maria Kirilenko, sempre elegantissima nel suo vestitino giallo, e Lisa Raymond che venne qui per la prima volta nel lontano '94 e che quest'anno farà 40 anni. Ma il record della Date non è in pericolo, l'americana che fu numero 17 non gioca più il singolare.
A questo punto è il momento di dare un'occhiata a Janowicz. Ma è mezzogiorno inoltrato, il caldo picchia forte e persino il polacco porta un paio di occhialoni neri per vedere meglio la palla. Il campo numero 8 è sorprendentemente affollato, ma neanche il tempo di pensare che in fondo la Polonia è uno dei pochi stati europei con il PIL in crescita e ci si ricorda che questo è lo slam dell'Asia e quindi sono indiani tifosi di Devvarman. Però sono i polacchi a fare confusione, e il grido “Polska Polska” non si affievolisce neanche quando l'indiano va sopra 2 set a zero.
Alla fine anche le giornate irrilevanti non sono poi così malaccio.
Io sono Nadal
Crujff ha trasformato Miguel Angel Nadal da centrocampista in difensore.
Suo fratello Toni ha trasformato Rafa Nadal in un tennista mancino.
Storia di un campione che "cadde, risorse e giacque". Aspettando di
risorgere ancora.
Io sono Nadal e la sofferenza è la mia compagna. Ero
Nadal, anche quando Nadal era mio zio, gran giocatore del Barcellona di
Crujiff. Lui era un centrocampista ma quell'olandese infernale lo
trasformò in difensore centrale. Mi piaceva la mia famiglia,
vivevamo tutti insieme in una grande casa, in un'isola bellissima. Io
giocavo a pallone, chi è che non giocava a pallone?, ma anche il tennis
mi piaceva. Provai ad andare in una squadra di calcio, il mio cuore
consumava 72 ml di ossigeno per kg. Voi che non siete Nadal ne consumate
a malapena 60. Ero già il più forte di tutti, era solo un po'
complicato tenere la racchetta, mi facevano male le dita e mi aiutavo
con le due mani. Il fratello di Miguel Angel mi disse che se un olandese
aveva trasformato un centrocampista spagnolo in un difensore allora un
moccioso spagnolo poteva sicuramente tenere una racchetta con una mano
sola. La leggenda dirà che è stata una sua imposizione, ma io
sono Nadal e anche a 8 anni ero in grado di scegliere: la mano del
diavolo sarebbe stata la mia mano e pazienza se ho paura di tuoni e fulmini: li prenderò e li trascinerò nel campo.
Quando cominciai ad andare a scuola, mi annoiavo. Voi forse vi divertivate? Ero il più bravo, davo tutto, mi faceva un po' male la testa e a volte non andavo al compito in classe, una cosa però mi piaceva: ogni giorno era uguale all'altro, e io ero solo un po' più grande un po' più consapevole, un po' più forte, un po' più preciso. Un po' più Nadal. Mi ricordava quello sport con la racchetta in cui dovevi sempre e poi sempre tirare la pallina in quel punto preciso, una volta, due volte, tre volte; sempre con maggiore forza, sempre con maggiore velocità, un giorno con maggior rotazione. Mi dissero che dovevo scegliere, ed io ho scelto: io sono Nadal, diventerò il più forte di sempre, anche se un piede mi fa male.
A 14 anni mi fecero giocare con un matto che probabilmente era appena uscito da un taverna. Doveva giocare contro Becker, una cosa tra ex vincitori di Wimbledon. Avevo sentito parlare di Wimbledon, soprattutto da Marcelo, un numero uno del mondo, ma non certo Nadal. Il matto con la bandana era simpatico e spiritoso, forse, va a sapere, credeva di vincere. Ma io sono sempre stato Nadal, anche a 14 anni e anche se mi fa male un po' l'avambraccio. Se batto Cash, mi dicevo, posso diventare professionista. Ma forse c'era qualche regola, forse non era il caso, forse questo forse quello, ma ho dovuto aspettare di compiere 15 anni per giocare contro Guillermo Patel. Perdo a Madrid, ma la settimana successiva batto Matias Israel Gil e poi perdo con un italiano, ho un dolorino alla spalla. Dicono che dovrei rinforzarmi ma a me non piace andare in palestra, ci vado proprio solo quando posso, meglio le partite.
Come regalo per i 16 anni vado a Wimbledon. Non è male, mi piace il verde. Mi fanno giocare con i ragazzini, non lo farò più, io sono Nadal ci giochino loro.
L'anno successivo sono tra i primi 50, non male per qualcuno che non sia Nadal. Sulla terra è tutto troppo facile, vinco persino un torneo in un posto assurdo, che per fortuna ha un bel castello e una trattoria con questa strana pasta, le orecchiette. A Montecarlo perdo da Coria, perché sono tonto, non succederà mai più, non qui, questa è casa mia, mi piace il mare, mi piace il vento, mi piace persino il casinò, anche se non ci sono mai andato, un po' di dolore alle dita, meglio non usare la slot machine. Mi faccio male al gomito e non vado a Parigi, ci sarà tempo per andare lì.
Torno a Wimbledon, pensavo di vincere facile, l'anno prima aveva vinto un australiano più basso di me, tutto c'mon e pugnetti. Io i pugni potrei tirarglieli in faccia se ci provasse, ma scommetto che non ci proverà. Comincio con uno che mi dicono sia forte, l'anno prima ha battuto uno svizzero con la coda, tutto dritto e balletti, ma come si fa? Ancic è forte davvero, infatti mi toglie un set. Ad un certo punto trovo un thailandese, vi rendete conto?, un thailandese. Devo ammettere che non ci capisco nulla, la palla non rimbalza più, devo parlarne con il fratello di Miguel Angel, perché non rimbalza questa palla? Mi dice che devo stare calmo, sono giovane servirà tempo. Non ha capito, io sono Nadal e l'anno dopo vincerò Parigi, sono sicuro, peccato che mi farà male la caviglia sinistra, non andrò. Però batto Roddick in finale di Davis, faccio una cosa che nessuno aveva mai fatto prima di me. Ma io sono Nadal, normale.
Incontro quello svizzero con la coda, un campione di Wimbledon, mah. Ci troviamo a Miami, lo batto facile e questo è il migliore che hanno in giro? La cosa assurda è che vincerà di nuovo Wimbledon. Vabbè io non c'ero, vi ho detto della caviglia. Però trovo lo stesso il tempo di vincere il mio primo torneo, ma che importa? Ne vincerò ancora tanti. L'anno dopo ne vinco 11, figuriamoci. Cercate qualcuno che ha 18 anni ha vinto 11 tornei: uno slam 4 master series... Lasciate perdere, non lo trovereste. Ad un certo punto vado a gicoare con Gaudio a Buenos Aires. Buon giocatore quest'argentino, ha vinto il Roland Garros l'anno prima. Vinco 6/0 il primo set, regolare. Poi mi distraggo, forse un fastidio all'anca, insomma perdo inutile cercare scuse. Negli spogliatoi spacco tutto, Gaudio mi guarda e mi fa "sei pazzo? guarda che non sono uno sconosciuto". Cosa ne sa lui.
Sulla terra finisco per annoiarmi, vinco 36 partite di fila. A Wimbledon trovo un lussemburghese, dove cavolo è il Lussemburgo? Sono stanco, ho appena vinto il Roland Garros, provateci voi. O credete davvero che uno a cui avevo lasciato in tutto 2 game un paio di mesi prima sia in grado di battere Rafa Nadal? Arrivo al master e mi faccio male al piede sinistro, avevo persino vinto a Madrid, campo velocissimo e pure coperto, a Shanghai avrei vinto.
L'anno dopo quando torno sulla terra rossa supero il record di Vilas, batto 4 volte Federer che si è tagliato la coda, finalmente. Così sembra forte, non è Nadal certo, ma nessuno è Nadal. Mi batte a Wimbledon ma io avevo un problema non ricordo dove. Del resto è assurdo, aveva perso 4 volte di file e vince proprio lì? Andiamo...
A Roma giochiamo una gran partita: ha due match point, mi pare il più grande giocatore di sempre. Tranne Nadal ovvio, ma siccome non lo preciso comincia una stupida disputa su chi è il più forte. Io ho 20 anni e il dolore è stato il mio compagno, questo qui si alza va a fare un po' di jogging e poi istupidisce tutti. Bravi tutti così. Ma non ho tempo per lui, dopo Wimbledon decido di riposarmi, faccio torneini qui e lì mi godo il riposo.
L'anno successivo rifaccio le stesse cose, stravolto faccio vincere Federer ad Amburgo (6/0 sulla terra a me, viene quasi da ridere) e lo faccio spaventare a Wimbledon, ma lì gli regalo la partita, piango negli spogliatoi e il fratello di Miguel Angel mi chiede se ho male da qualche parte. Quando gli dico no, si infuria, dice che piangere non è da hombres, e altre cose che non capisco. Mi viene un crampo a Cincinnati ma le sensazioni sono che se non mi viene niente nei prossimi 6 mesi ci facciamo delle risate. Sono sano, non succede nulla da nessuna parte. Perdo una partita contro un alieno che ritorna presto nel suo pianeta in Australia e poi finalmente vinco a Wimbledon. Facile, anche un po' emozionante, ma io sono Nadal era giusto che il pubblico si divertisse. Visto che ci sono vinco le olimpiadi ormai è tutto facile, troppo facile.
A New York potrei vincere ma ci si mette il vento ed uno scozzese che ogni tanto gioca ogni tanto no. Quella era la volta sì, ma a me scocciava. Ovviamente mi faccio male, una tendinite al ginocchio destro, non vado al Master, è giusto dare spazio anche agli altri. Torno in Australia, vinco agevolmente, ma comincio ad avere la nausea. A Parigi vado poco convinto, trovo uno a cui avevo dato 6/1 6/0 o qualcosa del genere due settimane prima. Perdo, i francesi sembrano quelli della canzone di Bartali ma al contrario, fanno un po' seccare me e mio zio. Mi faccio male lascio perdere i mesi estivi, torno, perdo, finisco male l'anno. Risorgerò, io sono Rafa Nadal. L'anno successivo è un massacro per gli altri da maggio in poi; prima mi rilasso, faccio un video con una tipa, non capisco bene cosa c'entra, ma perché no? in fondo sono Nadal. Perdo una finale al master ma perché sono stravolto e al coperto non mi piace giocare, mi sembrano quasi delle esibizioni.
L'anno successivo trovo un serbo che era divertente, faceva un sacco ridere e poi nel finale si scocciava, lasciava perdere. Adesso sembra cambiato, non ride più, gioca fino alla fine. Sono sorpreso, non capisco cosa succede, mi sa che mi sono distratto, dove diavolo è finito Federer? Lo ritrovo a Parigi, per fortuna è tutto come prima. Ma non lo ritrovo a Wimbledon, al suo posto trovo ancora questo serbo che dopo che gli ho preso 4 vincenti invece di tirarmi il quinto mi fa rigiocare il punto da capo. Non me l'aspettavo, ma io sono Nadal, datemi il tempo di prepararmi. Quest'anno perdo in Australia ma ho capito tutto, io non faccio sogni, sono razionale e per lui è finita. Lo batto a Montecarlo, a Roma, a Parigi, e non vedo l'ora di trovarmi a Wimbledon. Mi faccio di nuovo male. Capisco che la vera felicità non è vincere ma stare in buona salute. Ma io sono Nadal. Risorgerò ancora.
Quando cominciai ad andare a scuola, mi annoiavo. Voi forse vi divertivate? Ero il più bravo, davo tutto, mi faceva un po' male la testa e a volte non andavo al compito in classe, una cosa però mi piaceva: ogni giorno era uguale all'altro, e io ero solo un po' più grande un po' più consapevole, un po' più forte, un po' più preciso. Un po' più Nadal. Mi ricordava quello sport con la racchetta in cui dovevi sempre e poi sempre tirare la pallina in quel punto preciso, una volta, due volte, tre volte; sempre con maggiore forza, sempre con maggiore velocità, un giorno con maggior rotazione. Mi dissero che dovevo scegliere, ed io ho scelto: io sono Nadal, diventerò il più forte di sempre, anche se un piede mi fa male.
A 14 anni mi fecero giocare con un matto che probabilmente era appena uscito da un taverna. Doveva giocare contro Becker, una cosa tra ex vincitori di Wimbledon. Avevo sentito parlare di Wimbledon, soprattutto da Marcelo, un numero uno del mondo, ma non certo Nadal. Il matto con la bandana era simpatico e spiritoso, forse, va a sapere, credeva di vincere. Ma io sono sempre stato Nadal, anche a 14 anni e anche se mi fa male un po' l'avambraccio. Se batto Cash, mi dicevo, posso diventare professionista. Ma forse c'era qualche regola, forse non era il caso, forse questo forse quello, ma ho dovuto aspettare di compiere 15 anni per giocare contro Guillermo Patel. Perdo a Madrid, ma la settimana successiva batto Matias Israel Gil e poi perdo con un italiano, ho un dolorino alla spalla. Dicono che dovrei rinforzarmi ma a me non piace andare in palestra, ci vado proprio solo quando posso, meglio le partite.
Come regalo per i 16 anni vado a Wimbledon. Non è male, mi piace il verde. Mi fanno giocare con i ragazzini, non lo farò più, io sono Nadal ci giochino loro.
L'anno successivo sono tra i primi 50, non male per qualcuno che non sia Nadal. Sulla terra è tutto troppo facile, vinco persino un torneo in un posto assurdo, che per fortuna ha un bel castello e una trattoria con questa strana pasta, le orecchiette. A Montecarlo perdo da Coria, perché sono tonto, non succederà mai più, non qui, questa è casa mia, mi piace il mare, mi piace il vento, mi piace persino il casinò, anche se non ci sono mai andato, un po' di dolore alle dita, meglio non usare la slot machine. Mi faccio male al gomito e non vado a Parigi, ci sarà tempo per andare lì.
Torno a Wimbledon, pensavo di vincere facile, l'anno prima aveva vinto un australiano più basso di me, tutto c'mon e pugnetti. Io i pugni potrei tirarglieli in faccia se ci provasse, ma scommetto che non ci proverà. Comincio con uno che mi dicono sia forte, l'anno prima ha battuto uno svizzero con la coda, tutto dritto e balletti, ma come si fa? Ancic è forte davvero, infatti mi toglie un set. Ad un certo punto trovo un thailandese, vi rendete conto?, un thailandese. Devo ammettere che non ci capisco nulla, la palla non rimbalza più, devo parlarne con il fratello di Miguel Angel, perché non rimbalza questa palla? Mi dice che devo stare calmo, sono giovane servirà tempo. Non ha capito, io sono Nadal e l'anno dopo vincerò Parigi, sono sicuro, peccato che mi farà male la caviglia sinistra, non andrò. Però batto Roddick in finale di Davis, faccio una cosa che nessuno aveva mai fatto prima di me. Ma io sono Nadal, normale.
Incontro quello svizzero con la coda, un campione di Wimbledon, mah. Ci troviamo a Miami, lo batto facile e questo è il migliore che hanno in giro? La cosa assurda è che vincerà di nuovo Wimbledon. Vabbè io non c'ero, vi ho detto della caviglia. Però trovo lo stesso il tempo di vincere il mio primo torneo, ma che importa? Ne vincerò ancora tanti. L'anno dopo ne vinco 11, figuriamoci. Cercate qualcuno che ha 18 anni ha vinto 11 tornei: uno slam 4 master series... Lasciate perdere, non lo trovereste. Ad un certo punto vado a gicoare con Gaudio a Buenos Aires. Buon giocatore quest'argentino, ha vinto il Roland Garros l'anno prima. Vinco 6/0 il primo set, regolare. Poi mi distraggo, forse un fastidio all'anca, insomma perdo inutile cercare scuse. Negli spogliatoi spacco tutto, Gaudio mi guarda e mi fa "sei pazzo? guarda che non sono uno sconosciuto". Cosa ne sa lui.
Sulla terra finisco per annoiarmi, vinco 36 partite di fila. A Wimbledon trovo un lussemburghese, dove cavolo è il Lussemburgo? Sono stanco, ho appena vinto il Roland Garros, provateci voi. O credete davvero che uno a cui avevo lasciato in tutto 2 game un paio di mesi prima sia in grado di battere Rafa Nadal? Arrivo al master e mi faccio male al piede sinistro, avevo persino vinto a Madrid, campo velocissimo e pure coperto, a Shanghai avrei vinto.
L'anno dopo quando torno sulla terra rossa supero il record di Vilas, batto 4 volte Federer che si è tagliato la coda, finalmente. Così sembra forte, non è Nadal certo, ma nessuno è Nadal. Mi batte a Wimbledon ma io avevo un problema non ricordo dove. Del resto è assurdo, aveva perso 4 volte di file e vince proprio lì? Andiamo...
A Roma giochiamo una gran partita: ha due match point, mi pare il più grande giocatore di sempre. Tranne Nadal ovvio, ma siccome non lo preciso comincia una stupida disputa su chi è il più forte. Io ho 20 anni e il dolore è stato il mio compagno, questo qui si alza va a fare un po' di jogging e poi istupidisce tutti. Bravi tutti così. Ma non ho tempo per lui, dopo Wimbledon decido di riposarmi, faccio torneini qui e lì mi godo il riposo.
L'anno successivo rifaccio le stesse cose, stravolto faccio vincere Federer ad Amburgo (6/0 sulla terra a me, viene quasi da ridere) e lo faccio spaventare a Wimbledon, ma lì gli regalo la partita, piango negli spogliatoi e il fratello di Miguel Angel mi chiede se ho male da qualche parte. Quando gli dico no, si infuria, dice che piangere non è da hombres, e altre cose che non capisco. Mi viene un crampo a Cincinnati ma le sensazioni sono che se non mi viene niente nei prossimi 6 mesi ci facciamo delle risate. Sono sano, non succede nulla da nessuna parte. Perdo una partita contro un alieno che ritorna presto nel suo pianeta in Australia e poi finalmente vinco a Wimbledon. Facile, anche un po' emozionante, ma io sono Nadal era giusto che il pubblico si divertisse. Visto che ci sono vinco le olimpiadi ormai è tutto facile, troppo facile.
A New York potrei vincere ma ci si mette il vento ed uno scozzese che ogni tanto gioca ogni tanto no. Quella era la volta sì, ma a me scocciava. Ovviamente mi faccio male, una tendinite al ginocchio destro, non vado al Master, è giusto dare spazio anche agli altri. Torno in Australia, vinco agevolmente, ma comincio ad avere la nausea. A Parigi vado poco convinto, trovo uno a cui avevo dato 6/1 6/0 o qualcosa del genere due settimane prima. Perdo, i francesi sembrano quelli della canzone di Bartali ma al contrario, fanno un po' seccare me e mio zio. Mi faccio male lascio perdere i mesi estivi, torno, perdo, finisco male l'anno. Risorgerò, io sono Rafa Nadal. L'anno successivo è un massacro per gli altri da maggio in poi; prima mi rilasso, faccio un video con una tipa, non capisco bene cosa c'entra, ma perché no? in fondo sono Nadal. Perdo una finale al master ma perché sono stravolto e al coperto non mi piace giocare, mi sembrano quasi delle esibizioni.
L'anno successivo trovo un serbo che era divertente, faceva un sacco ridere e poi nel finale si scocciava, lasciava perdere. Adesso sembra cambiato, non ride più, gioca fino alla fine. Sono sorpreso, non capisco cosa succede, mi sa che mi sono distratto, dove diavolo è finito Federer? Lo ritrovo a Parigi, per fortuna è tutto come prima. Ma non lo ritrovo a Wimbledon, al suo posto trovo ancora questo serbo che dopo che gli ho preso 4 vincenti invece di tirarmi il quinto mi fa rigiocare il punto da capo. Non me l'aspettavo, ma io sono Nadal, datemi il tempo di prepararmi. Quest'anno perdo in Australia ma ho capito tutto, io non faccio sogni, sono razionale e per lui è finita. Lo batto a Montecarlo, a Roma, a Parigi, e non vedo l'ora di trovarmi a Wimbledon. Mi faccio di nuovo male. Capisco che la vera felicità non è vincere ma stare in buona salute. Ma io sono Nadal. Risorgerò ancora.
lunedì 22 settembre 2014
A che punto è il tennis italiano?
Il tennis italiano è in crisi? Quanto valgono i risultati in doppio di
Bolelli e Fognini, di Errani e Vinci? Quanto peso possono avere le
prospettive di Baldi e Quinzi? Un campione da solo potrebbe risolvere
tutto.
Le due settimane dello slam australiano si avviano a concludersi ma è forse già possibile, prima dell'atto finale, fare qualche considerazione sullo stato del tennis italiano. Com'è abbastanza noto - tra gli appassionati almeno - esistono due letture tra loro molto distanti. Da una parte ci sono quelli che ritengono che il tennis italiano sia in una profondissima crisi, dato che non riesce ad avere nessuno tra i primi 10 della classifica del singolare maschile da tempo immemorabile, e che soprattutto non riesce ad avere quasi nessuno, al maschile almeno, in grado di presentarsi ai nastri di partenza di uno slam con ragionevoli speranze di arrivare alla seconda settimana. Dall'altra ci sono invece coloro i quali credono che si debba valutare il "movimento" nel suo complesso, e quindi guardare anche alle ragazze, al doppio e - perché no? - agli juniores. Ed ecco che allora il tennis italiano diventa per costoro non solo in discreta salute, ma addirittura foriero di promesse. La discreta salute è data naturalmente dai risultati ottenuti dalle ragazze. Tre top ten negli ultimi due anni, quattro top 20, tre finali consecutive al Roland Garros, un titolo dello slam, in singolare; quattro finali negli ultimi cinque slam nel doppio femminile e, addirittura, la coppia numero 1 del mondo nel ranking. Ma adesso anche il doppio maschile comincia a darci qualche soddisfazione, grazie a Bolelli e Fognini in semifinale contro la miglior coppia del mondo, quella formata dai fratelli Bryan.
A questo si aggiunge la speranza concreta che arriva dai ragazzini Quinzi - su cui sono maggiormente puntati i riflettori mediatici - e Baldi, che, zitto zitto, è anche lui nei quarti di finale qui a Melbourne. Insomma, dicono i difensori del movimento, ne abbiamo abbastanza per zittire i critici.
E' chiaro che messa in questo modo la discussione appare difficile da affrontare. Ma questo dipende sostanzialmente da una visione del tennis (tennis-schauungh?) che appare inconciliabile. Perché i critici finiscono con il sostenere che tutto il tennis differente da quello maschile e da quello degli slam sia sostanzialmente uno sport minore. E in effetti soltanto agli osservatori esterni del nostro sport questa può apparire una posizione irragionevole. Chi segue appassionatamente il tennis, in genere non lo segue per qualcosa che non sia il torneo maschile. Per quanto la differenza sia lontana da quella che c'è in altri sport, e per quanto alcune partite del tennis femminile siano appassionanti, la regola generale è che si va a vedere il tennis per vedere i campioni (maschi) che giocano negli slam. Alle semifinali femminili di doppio c'erano 500 persone ad essere generosi. Per vedere Federer-Tsonga in tribuna stampa si fa la fila, per vedere le semifinali femminili si può entrare senza problemi.
Questo, en passant, finisce con lo sminuire anche il valore delle classifiche, perché entrare nei primi 20 è più un affare di continuità che di valore assoluto. Ed ecco che allora si comprendono i motivi dell'insoddisfazione di chi ha visto trionfare Panatta a Parigi in un momento in cui dietro a lui e a Barazzutti praticamente c'era il vuoto, come del resto si è visto negli anni successivi. E non basta una sincera ammirazione per quello che fanno le ragazze per tornare a dire che il tennis italiano è risorto. La verità che ci sembra possiamo trarre è che se noi avessimo Federer non servirebbe nient'altro. E hai voglia di dire che la Serbia non è solo Djokovic o la Spagna non è solo Nadal. Qui a Melbourne manca Nadal e quanti inviati spagnoli ci sono? La miseria di uno solo, e hanno persino avuto un derby nei quarti di finale e tre giocatori tra i primi 10. Non conta nulla, conta che uno di loro sia realmente in grado di competere per il titolo. E la Gran Bretagna, che non ha quasi nulla dietro a Murray, l'anno scorso si poteva dire più che soddisfatta, perché ha vinto uno slam e, quale che sia il suo valore, una medaglia d'oro.
Insomma, forse dovremmo imparare tutti quanti a chiamare le cose col proprio nome: fino a quando non avremo uno in grado di vincere uno Slam, i risultati di ragazze, doppi e giovani conteranno sì, ma fino a un certo punto.
23/01/2013
Le due settimane dello slam australiano si avviano a concludersi ma è forse già possibile, prima dell'atto finale, fare qualche considerazione sullo stato del tennis italiano. Com'è abbastanza noto - tra gli appassionati almeno - esistono due letture tra loro molto distanti. Da una parte ci sono quelli che ritengono che il tennis italiano sia in una profondissima crisi, dato che non riesce ad avere nessuno tra i primi 10 della classifica del singolare maschile da tempo immemorabile, e che soprattutto non riesce ad avere quasi nessuno, al maschile almeno, in grado di presentarsi ai nastri di partenza di uno slam con ragionevoli speranze di arrivare alla seconda settimana. Dall'altra ci sono invece coloro i quali credono che si debba valutare il "movimento" nel suo complesso, e quindi guardare anche alle ragazze, al doppio e - perché no? - agli juniores. Ed ecco che allora il tennis italiano diventa per costoro non solo in discreta salute, ma addirittura foriero di promesse. La discreta salute è data naturalmente dai risultati ottenuti dalle ragazze. Tre top ten negli ultimi due anni, quattro top 20, tre finali consecutive al Roland Garros, un titolo dello slam, in singolare; quattro finali negli ultimi cinque slam nel doppio femminile e, addirittura, la coppia numero 1 del mondo nel ranking. Ma adesso anche il doppio maschile comincia a darci qualche soddisfazione, grazie a Bolelli e Fognini in semifinale contro la miglior coppia del mondo, quella formata dai fratelli Bryan.
A questo si aggiunge la speranza concreta che arriva dai ragazzini Quinzi - su cui sono maggiormente puntati i riflettori mediatici - e Baldi, che, zitto zitto, è anche lui nei quarti di finale qui a Melbourne. Insomma, dicono i difensori del movimento, ne abbiamo abbastanza per zittire i critici.
E' chiaro che messa in questo modo la discussione appare difficile da affrontare. Ma questo dipende sostanzialmente da una visione del tennis (tennis-schauungh?) che appare inconciliabile. Perché i critici finiscono con il sostenere che tutto il tennis differente da quello maschile e da quello degli slam sia sostanzialmente uno sport minore. E in effetti soltanto agli osservatori esterni del nostro sport questa può apparire una posizione irragionevole. Chi segue appassionatamente il tennis, in genere non lo segue per qualcosa che non sia il torneo maschile. Per quanto la differenza sia lontana da quella che c'è in altri sport, e per quanto alcune partite del tennis femminile siano appassionanti, la regola generale è che si va a vedere il tennis per vedere i campioni (maschi) che giocano negli slam. Alle semifinali femminili di doppio c'erano 500 persone ad essere generosi. Per vedere Federer-Tsonga in tribuna stampa si fa la fila, per vedere le semifinali femminili si può entrare senza problemi.
Questo, en passant, finisce con lo sminuire anche il valore delle classifiche, perché entrare nei primi 20 è più un affare di continuità che di valore assoluto. Ed ecco che allora si comprendono i motivi dell'insoddisfazione di chi ha visto trionfare Panatta a Parigi in un momento in cui dietro a lui e a Barazzutti praticamente c'era il vuoto, come del resto si è visto negli anni successivi. E non basta una sincera ammirazione per quello che fanno le ragazze per tornare a dire che il tennis italiano è risorto. La verità che ci sembra possiamo trarre è che se noi avessimo Federer non servirebbe nient'altro. E hai voglia di dire che la Serbia non è solo Djokovic o la Spagna non è solo Nadal. Qui a Melbourne manca Nadal e quanti inviati spagnoli ci sono? La miseria di uno solo, e hanno persino avuto un derby nei quarti di finale e tre giocatori tra i primi 10. Non conta nulla, conta che uno di loro sia realmente in grado di competere per il titolo. E la Gran Bretagna, che non ha quasi nulla dietro a Murray, l'anno scorso si poteva dire più che soddisfatta, perché ha vinto uno slam e, quale che sia il suo valore, una medaglia d'oro.
Insomma, forse dovremmo imparare tutti quanti a chiamare le cose col proprio nome: fino a quando non avremo uno in grado di vincere uno Slam, i risultati di ragazze, doppi e giovani conteranno sì, ma fino a un certo punto.
23/01/2013
domenica 21 settembre 2014
Il tifoso che visse due volte
Si racconta che all'inizio del terzo millennio c'era un signore di circa 30 anni che - stanco di infinite abbuffate di Borg-McEnroe, Edberg-Becker-Lendl, Sampras-Agassi - stava stravaccato in poltrona predisponendosi all'invecchiamento naturale. Aveva l'atteggiamento crepuscolare di chi pensa di avere già visto tutto quello che c'era da vedere, e aveva davanti agli occhi un esagitato australiano col berretto girato dall'altra parte e un argentino con poca voglia di allenarsi. I due giocavano, pensate un po': nel sacro tempio, una finale con un pathos solo di poco inferiore a quello di baciare tua sorella.
L'anno dopo non andò tanto meglio. Certo, non c'era più quell'esagitato; certo, Sampras dopo lo scempio di luglio aveva chiuso la carriera nel modo migliore possibile; certo, quel ragazzotto svizzero non sembrava l'ultimo arrivato; però la presenza di un bombardiere che aveva avuto milioni di problemi fisici, addirittura in finale, non sembrava promettere granché. E poi questo svizzero l'anno prima era uscito al primo turno e a Parigi era stato battuto da Horna, figuriamoci. Però in fondo gioca bene, colpisce pulito, sembra non fare sforzi. Vince lo svizzero e il nostro tifoso è contento. Ah, sospira, c'è ancora spazio per questi panda, meno male. Non durerà, pensa, adesso arriverà sparatutto e buona notte.
L'anno dopo non andò tanto meglio. Certo, non c'era più quell'esagitato; certo, Sampras dopo lo scempio di luglio aveva chiuso la carriera nel modo migliore possibile; certo, quel ragazzotto svizzero non sembrava l'ultimo arrivato; però la presenza di un bombardiere che aveva avuto milioni di problemi fisici, addirittura in finale, non sembrava promettere granché. E poi questo svizzero l'anno prima era uscito al primo turno e a Parigi era stato battuto da Horna, figuriamoci. Però in fondo gioca bene, colpisce pulito, sembra non fare sforzi. Vince lo svizzero e il nostro tifoso è contento. Ah, sospira, c'è ancora spazio per questi panda, meno male. Non durerà, pensa, adesso arriverà sparatutto e buona notte.
Ma quando l'anno successivo lo svizzero vince prima a Melbourne e poi di nuovo a Wimbledon il nostro 35enne (il tempo passa anche per lui) comincia a scoprirsi un po' più interessato. Certo – riflette – non avrei mai creduto che riuscisse a vincere 3 slam. Incuriosito finisce col dare un'occhiata ai risultati e si accorge che lo svizzero fino a lì ha perso la miseria di 4 partite. Comincia ad inarcare il sopracciglio. Prova a vedere cosa succede ai successivi US open. Vinti. Guarda il Master. Sempre quello svizzero. Che – incredibile – non solo vince ma comincia ad assomigliare a qualcuno che non crede di aver mai conosciuto. Mc? Si forse ma quella solidità dal fondo... Borg? Ma no, altro tocco questo svizzero. Lendl? Si forse quel dritto... ma Lendl non accarezzava certo la pallina in quel modo. Edberg forse? Troppo leggerino.
Il tempo passa e lo svizzero non perde più. Tra il 2005 e il 2006 su 173 partite ne vince 164. Sommate al 2004 sono 232 su 247. Il tifoso nel frattempo ha capito chi gli ricorda: nessuno. È come quelli di prima ma è un altro, non è Borg o Mc o Sampras: è Federer. Il tifoso non è più crepuscolare: non solo non pensa più a Borg&Mc o a Sampras&Agassi ma il tennis è di nuovo lo sport più bello del mondo. Scopre che da tempo non va a mangiare una pizza l'ultima settimana di agosto o la prima di settembre; da tempo le ultime due settimane di gennaio dorme la mattina presto; da tempo aspetta metà luglio per abbronzarsi. Ed ha sempre un sorriso beato. Legge che a qualcuno non piace Federer e si dice che figurarsi, c'è gente che dice che la Cappella Sistina si ok, però questo Michelangelo.... e gli sale alle labbra un mezzo sorriso di compatimento.
Il tempo passa e Federer continua a volteggiare sui campi senza che nessuno sia in grado di procurargli qualche problema. Al tifoso da un certo fastidio Nadal, ma lo spagnolo in fondo riesce a giocare i mesi primaverili, compete bene a giugno ma poi da luglio ad aprile non se ne vede traccia, non arriva neanche alle semifinali. È una puntura di insetto, fastidiosa ma niente di più. Il 2007 comincia esattamente come gli altri anni e come gli altri anni finisce. In mezzo però Federer lascia per strada qualcosa. Perde due volte con Canas, si lascia rimontare da Djokovic in Canada, soprattutto si limita a vincere, non stravince più. Il tifoso capisce, lo ha visto altre volte, il grande campione cominciare leggermente a peggiorare.
E a gennaio del 2008, il tifoso sa che la sconfitta contro Djokovic in semifinale non è un incidente di percorso. A Federer gli incidenti di percorso non capitavano. È invece lo scricchiolio, il cartello in cui c'è affisso “sta per finire”; col senno di poi è la fine del regno di Federer I e della tranquillità del suo tifoso. Che limitava le sofferenze alla terra rossa parigina e poi volava insieme al suo eroe sul resto del mondo, da Melbourne a Londra, da New York a Shanghai. Da quel gennaio del 2008, Federer diventa un normale fuoriclasse. Ogni tanto perde, spesso in modo bruciante, ogni tanto vince. Ma vince soffrendo, non è più in grado di disintegrare nessuno. Muta persino il suo atteggiamento, e insieme a lui, muta il suo tifoso. Niente più gesti di compatimento, niente più partite tranquille davanti alla Tv, niente pronostici facili.
Ma il tifoso che ha visto Borg, McEnroe, Sampras, Edberg, è abituato anche a questo e si predispone allo struggente tramonto. Chissà magari un ultimo giro di giostra, come quello di Edberg, col fuoriclasse inseguito da standing ovation e partite che gli fanno riconsiderare la decisione di ritirarsi. E prima, purtroppo, l'impietosa discesa in classifica, niente più Wimbledon o Master, chissà magari un New York, contro quello che verrà dopo di lui. Si torna a mangiare qualche pizza, a prendere il sole un po' prima. A metà 2009 il sussulto. Federer non solo vince, ma solo un'innata sufficienza gli fa buttare alle ortiche il Roger Slam. Il suo tifoso neanche se ne accorge, è contento. Però lo sa che non c'era Nadal, che Djokovic si è perso tra le braccia di Todd Martin, che Murray figurarsi se vincerà mai qualcosa. È contento, ma sa che è finita, non discute. Vede passare gli slam tranquillo, si inventa che in fondo basta il gran tennis, i risultati pazienza, in fondo anche il grande Mc ha smesso di vincere nel 1984, che delitto sarebbe stato non vederlo gli anni successivi. Le partite con Djokovic e Nadal che un tempo lo avrebbero visto vincitore adesso non sono le stesse, si parte sempre da sfavoriti. E se è vero che c'è una soddisfazione nuova a sovvertire il pronostico è vero che solo tre anni fa non ci sarebbe stata storia.
Ma, al chiuso dei palazzetti, in un autunno che sembrava far cadere le ultime foglie del gioco di quello che per il tifoso era il Re, Federer vinceva e vinceva. Il tifoso si fa cogliere dall'orgoglio: è sempre il più grande. Dimentica crepuscoli e tramonti e parte per la battaglia: si lotta per tornare al vertice, ci tornerà. Adesso si gioca con la guardia abbassata, improvvisamente i colpi non si lesinano più. Per il tifoso comincia una nuova vita e lancia in resta si stravince il primo Bercy e l'ennesimo Master, poi la scoppola a Melbourne, ma la lezione a Nadal in America e a tutti quanti gli altri sulla terra blu. Il solito Parigi e infine, l'apoteosi. Il tifoso guarda i sacri prati speranzoso e incattivito, non c'è più età, non c'è più passato. Ha il suo giocatore e lo vede favorito tra i favoriti, Se vince, poche storie, è il numero 1. E quando vince il tifoso impazzisce, pensa che forse erano prematuri i discorsi sull'età, sulle corse non più belle come una volta, sul dritto che non spacca in due l'avversario. Non conta più niente quello che si era pensato l'anno scorso. Alle olimpiadi ci si danna per la sconfitta perché il tifoso adesso non vede più il giocatore in declino, è rinato con lui, e lui è il favorito, quindi la sconfitta in finale brucia. Travolge Djokovic a Cincinnati, chi è il numero 1 del mondo oggi?
Tanto aristocratico fu il primo dominio tanto sembra popolare e infuocato il secondo. Adesso il tifoso vive i suoi ultimi momenti e “in questi ultimi momenti amerà Federer più di quanto l'abbia mai amato... Non solo Federer ma i suoi rivali e tutto il tennis. Tutto ciò che vuole è la risposta che noi tutti vogliamo: quanto ci resta ancora? Non possiamo far altro che restare lì e guardarlo finire di giocare".
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