Una mattinata tra improbabili delizie gastronomiche e misteriose apparizioni di trofei.
Essere a Melbourne il giorno che è stato definito tra i meno
interessanti della storia dei tornei dello slam, può essere un occasione
per aggirarsi tra i viali di Melbourne Park senza l'assillo della
cronaca degli incontri, tutti troppo scontati per interessare veramente
gli appassionati. Così, se si passa intorno alle 9 del mattino dalla Rod
Laver Arena può capitarvi di vedere una scena singolare. Nello stadio
completamente vuoto, in mezzo al campo si aggirano alcuni inservienti.
Uno di loro sta fotografando l'altro, per quella che è chiaramente una
delle tante foto ricordo da conservare negli album - anzi nelle
pendrive, siamo tutti moderni ormai - da far vedere agli amici. Ma
guardando meglio ci si può accorgere che il soggetto della foto ha
davanti a se due coppe. Sono quelle che sabato e domenica prossima
verranno alzate dai vincitori. Come mai sono lì quelle coppe? I due
inservienti sorridono, prendono le coppe e le portano proprio sopra la
grande scritta bianca che spicca sul campo blu “MELBOURNE” Ricominciano
le foto, poi si allontanano e scompaiono dietro una delle porte
misteriose a cui neanche la stampa ha accesso. Ricompariranno tra dieci
giorni?
Il giro per i viali può proseguire lentamente. A poco a poco aprono le
varie bancarelle che promettono pizza siciliana e waffel fiamminghi,
originali di Bruxelles. A Melbourne. Nel percorso verso la sala stampa
si passa dalla palestra a disposizione dei giocatori, ne escono prima la
Jankovic con gli occhi sempre più a mandorla e poi la Azarenka. Vanno a
scambiare due colpi con i loro allenatori, forse vale la pena di dare
un'occhiata. No, vedere il rovescio a due mani di Victoria una, due, 20
volte è esperienza che si può tralasciare. Piuttosto meglio andare a
vedere come se la cavano Fognini e Bolelli dopo la brutta giornata di
lunedì. Non hanno l'aria felicissima, i loro avversari vengono dalla
scandinavia e chissà come devono sentirsi al sole australiano. Uno è
danese e l'altro svedese e così i tifosi che svernano qui sin dai tempi
di Edberg e Wilander possono far finta di tifare qualcuno. E se già
questo vi sembra mesto pensate che si intravede anche una tifosa
austriaca con vezzosissimo cappellino e lunghi boccoli biondi. Quando
per la terza volta i ragazzoni scandinavi litigano con la rete (troppo
alta? troppo bassa?) provocando lo sconcerto di uno che continua a
ripetere “forza ragazzi!” la tifosa austriaca pensa di averne abbastanza
e si allontana. Peggio per lei, si perde una capriola degna di nota di
una povera giudice di linea, forse un po' sovrappeso ma non per questo
vittima di una troppo facile ironia. Le risate che la accompagnano
mentre si rialza sono affettuose ma lei non mostra riconoscenza e chiama
un fallo di piede a Fognini. Che le lancia uno sguardo che non riesce a
trasformarsi in occhiataccia. Lasciati i due connazionali a vincere
agevolmente si può provare a seguire i propri passi verso il campo 13
dove si aggirano Maria Kirilenko, sempre elegantissima nel suo vestitino
giallo, e Lisa Raymond che venne qui per la prima volta nel lontano '94
e che quest'anno farà 40 anni. Ma il record della Date non è in
pericolo, l'americana che fu numero 17 non gioca più il singolare.
A questo punto è il momento di dare un'occhiata a Janowicz. Ma è
mezzogiorno inoltrato, il caldo picchia forte e persino il polacco porta
un paio di occhialoni neri per vedere meglio la palla. Il campo numero 8
è sorprendentemente affollato, ma neanche il tempo di pensare che in
fondo la Polonia è uno dei pochi stati europei con il PIL in crescita e
ci si ricorda che questo è lo slam dell'Asia e quindi sono indiani
tifosi di Devvarman. Però sono i polacchi a fare confusione, e il grido
“Polska Polska” non si affievolisce neanche quando l'indiano va sopra 2
set a zero.
Alla fine anche le giornate irrilevanti non sono poi così malaccio.
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